Il mio editoriale per il primo numero di Saghe mentali, periodico di Generazione Democratica Valdelsa
“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione.”Con queste parole Piero Calamandrei conclude il suo celebre discorso fatto agli studenti di Milano nel 1955, e con queste parole io voglio iniziare il mio articolo. Siamo in un periodo in cui si verificano sempre più spesso attacchi alla Resistenza e alla Costituzione, attacchi che non vengono fatti solo in maniera diretta (per esempio volendo equiparare con una legge i repubblichini ai partigiani), ma anche e soprattutto in maniera indiretta, implicita, subdola ma spietata e sistematica (distruggendo l’istruzione pubblica a partire dalla scuola elementare fino ad arrivare all’università, tentando di mettere in discussione la tripartizione dei poteri…).
“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di Uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo della Costituzione - <> - corrisponderà a realtà.”Cosa c’è di più attuale di questo? Parole pronunciate cinquantaquattro anni fa che sembrano dette ieri. L’articolo 34 ci dice <>; analizzando queste parti, e confrontandole con il presente, sembra proprio che la Costituzione sia un pezzo di carta ormai senza valore, una carta morta. Calamandrei diceva che è “il testamento di centomila morti”. Nell’epoca che stiamo attraversando la costituzione non è morta, ma è in pericolo di vita dato che ogni giorno viene ripetutamente lesa abbandonando così quello che dovrebbe essere il compito primo di ogni italiano, cioè farla vivere: “La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno metterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, bisogna metterci ognuno la propria responsabilità.”
La più grande offesa alla Costituzione è l’indifferenza politica, “l’indifferentismo politico” che oggi è sempre più “una malattia dei giovani.” Viviamo in un mondo dove abbiamo tutte le libertà e allora perché interessarsi di politica? “La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale solo quando comincia a mancare.”
Nel momento in cui noi giovani ci siamo sentiti attaccati con la distruzione della scuola, tutti ci siamo svegliati e abbiamo manifestato il nostro dissenso, ma quando la Costituzione viene attaccata in altri punti che non sentiamo nostri rimaniamo impassibili contribuendo noi per primi alla sua morte.
Un esempio su tutti. L’articolo 32 dice <>: le attuali proposte di legge sul testamento biologico non sono forse un attacco alla costituzione? E noi giovani che facciamo per difenderla e dunque per difenderci? Giorno dopo giorno ci stiamo assuefacendo? Il rischio è quello di perdere il senso di appartenenza non solo alla carta costituzionale in sé, ma anche e soprattutto a quei valori di cui si fa portatrice, quei valori su cui si fonda la nostra libertà e la nostra democrazia. Dietro ad ogni articolo dobbiamo tornare a vedere giovani come noi “caduti in combattimento, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta.”
Con questo non voglio dire che siamo noi giovani la causa della morte della Costituzione, infatti l’indifferenza politica coinvolge l’intera società. L’indifferenza è anche frutto di una precisa strategia politica che mira a minare le basi culturali della popolazione o almeno della maggior parte della popolazione. Non è un caso che sia stato sferrato un attacco così forte alle scuole pubbliche: è chiaro che un popolo ignorante si controlla meglio di un popolo colto.
Concludo citando le parole di un discorso del 1950 sempre di Calamandrei:
“Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante. […] Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? […] Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. […] Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.[…] L'operazione si fa in tre modi, ve l'ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.”
Queste parole, scritte quasi 60 anni fa, suonano tristemente attuali. Leggiamo, partecipiamo, schieriamoci, militiamo: facciamo vivere la Costituzione!