venerdì 23 maggio 2008

giovedì 15 maggio 2008

Pronto Pizza

È un vero peccato che i sottosegretari del Berlusconi IV siano così pochi, appena 37. Fossero stati di più, come nel governo Prodi, l'avanspettacolo assicurato per i prossimi 5 anni sarebbe certamente più vario. Basti pensare che dal Bagaglino di Palazzo Chigi son rimaste fuori gigantesse del pensiero tipo Daniela Melchiorre, Iole Santelli e Alessandra Mussolini e titani della coerenza come Lamberto Dini. Ma bisogna accontentarsi: pare che trombati e trombate avranno ciascuno una commissione da presiedere, dunque il cabaret si trasferirà da quelle parti. Anche la scelta dei sottosegretari, come già quella dei ministri, è stata improntata alla più ferrea meritocrazia. Prendete Elisabetta Alberti Casellati. Nel 2001, appena divenuta sottosegretaria alla Salute, sistemò la figlia Ludovica a capo della segreteria di sé medesima. Per la serie: prendi uno, paghi due. Ora, per il suo squisito senso dell'equità, l'hanno spostata alla Giustizia, come se non bastasse Alfano. Sempre nel ramo parenti, si segnala Giuseppe Cossiga, figlio di cotanto padre, alla Difesa. In realtà per lui e la Casellatì era meglio la delega alla Famiglia, che però è già occupata da Fernandel Giovanardi, che cumula pure quelle alla Droga e al Servizio civile. Per la prima pareva più adatto Miccichè, ma serviva al Cipe. In fondo Giovy ha pur sempre dato nome alla legge antidroga, che prevede la galera per chi possiede spinelli oltre la soglia - precisò lui stesso, armato di bilancino - di 21 canne e mezza. Poi ci sono i sottosegretari da esportazione, ovviamente scelti con criteri di eccellenza perché devono farsi conoscere anche oltre Chiasso. È il caso di Michela Vittoria Brambilla, paracadutata dalla Salute al Turismo nella speranza che viaggi molto. E del duo Stefania Craxi-Enzo Scotti agli Esteri, investiti di due compiti delicati: il primo, rammentare all'ignaro e spensierato Frattini che è il ministro degli Esteri anche se gli vien da ridere; il secondo, far sapere agli altri paesi che l'Italia, quando riesce a liberarsi di un politico corrotto, lo rimpiazza subito con i suoi figli. Enzo Scotti - lo diciamo per i contemporanei - non è omonimo di quell'Enzo Scotti che faceva il ministro per la Dc fino al '92. È sempre lui, riciclato dall'Mpa. Ai tempi belli era ministro degli Esteri, ora s'accontenta di fare il sottosegretario, e nemmeno l'unico. Uno dei tanti. Nel frattempo ha collezionato una prescrizione per lo scandalo dei fondi neri del Sisde e una condanna della Corte dei conti a risarcire lo Stato. Dunque va premiato e mandato in giro per il mondo, a tener alta la reputazione dell'Italia. Poi c'è Aldo Brancher, noto statista lombardoveneto, già «saggio» ri-costituente nella baita di Lorenzago, finito in galera 15 anni fa per le mazzette Fininvest al Psi. Temendo che le manette gli sciogliessero la lingua e gli rinfrescassero la memoria, Berlusconi e Confalonieri - come ha raccontato lo stesso Cavaliere - erano soliti girare ogni sera in automobile intorno a San Vittore per ispirargli telepaticamente la virtù del silenzio. Funzionò: «eroico» almeno quanto Mangano, Brancher non parlò, si prese tutta la colpa, e venne ricompensato: prima con un seggio al Parlamento, poi con la depenalizzazione del suo reato - il falso in bilancio - giusto in tempo per risparmiargli una condanna definitiva in Cassazione. Ora è sottosegretario al Federalismo, che è proprio la sua materia di studi. Dopo Carlo Cattaneo, c'è Brancher. Ma non è finita, perché il meglio deve ancora venire: il sottosegretario all'Istruzione, Università e Ricerca è nientepopodimenochè Giuseppe Pizza, segretario della fantomatica Dc. Che parrebbe un po' superata anche a un etrusco, a un fenicio, a un cartaginese, ma esiste. Almeno sulla carta. Giornalista, iscritto alla Dc (quella vera) dal 1969, poi membro della direzione e della giunta nazionale, nel 1994 ne tentò l'impossibile riesumazione insieme a Flaminio Piccoli e al presidente onorario Giuseppe Alessi, siciliano, ultracentenario. Vinta in extremis la battaglia legale per il nome e lo Scudocrociato, la Dc di Pizza s'è alleata col Cainano imbarcando due scarti dell'Udeur come il pregiudicato Rocco Salini e lo sputacchiere Tommaso Barbato. Purtroppo son rimasti fuori dal Parlamento. Ora bisogna assolutamente recuperarli. Salini, condannato per falso, all'Alitalia. Barbato, con tutti quegli sputi, all'Educazione. O all'Informazione, per via della saliva.
Marco Travaglio, L’Unità (14 maggio 2008)

lunedì 12 maggio 2008

Schifani Renato Giuseppe

Schifani Renato Giuseppe (FI)

Anagrafe Nato a Palermo l’11 maggio 1950.

Curriculum Laurea in Giurisprudenza; avvocato; dal 2001 capogruppo di FI al senato; 3 legislature (1996, 2001, 2006).

Soprannome Fronte del Riporto.

Segni particolari Porta il suo nome, e quello del senatore dell’Ulivo Antonio Maccanico, la legge approvata nel giugno del 2003 per bloccare i processi in corso contro Silvio Berlusconi: il lodo Maccanico-Schifani con la scusa di rendere immuni le «cinque alte cariche dello Stato» (anche se le altre quattro non avevano processi in corso). La norma è stata però dichiarata incostituzionale dalla consulta il 13 gennaio 2004. L’ex ministro della Giustizia, il palermitano Filippo Mancuso, ha definito Schifani «il principe del Foro dei recupero crediti», anche se Schifani risulta più che altro essere stato in passato un avvocato esperto di questioni urbanistiche. Negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di brookeraggio assicurativo Siculabrokers assieme al futuro boss di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonino Mandalà con La Loggia. L’operazione avrebbe previsto l’assegnazione dell’incarico ad un loro progettista di fiducia, l’ingegner Guzzardo, e l’incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di urbanistica. In cambio, La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà [il figlio di Antonino che per un paio d’anni ha curato gli spostamenti e la latitanza di Bernardo Provenzano, nda], in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafìosa e alle tangenti concordate.
Schifani, che effettivamente è stato consulente urbanistico del comune di Villabate, e La Loggia hanno annunciato una quercia contro Campanella.

Assenze 321 su 1447 (22,2%) missioni 20 su 1447 (1,4%).

Frase celebre «Li abbiamo fregati!» (dopo l’approvazione della legge sul legittimo sospetto, che doveva servire per spostare i processi contro Berlusconi e Previti da Milano a Brescia, 10 agosto 2002).

«In vacanza alle isole Eolie, Renato Schifani, in compagnia di alcuni amici, ha dovuto aspettare per un’ora di fila che si liberasse un tavolo in un ristorante del centro di Lipari. Il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama ha pazientemente atteso il proprio turno, senza sollevare alcuna obiezione e senza pretendere un trattamento di favore» (comunicato ufficiale dell’ufficio stampa del sen. Schifani, 15 agosto 2006).

«Rita Borsellino sfrutta il nome del fratello per fini politici» (12 settembre 2003).
«Sono un sessantottino, ho partecipato anch’io alle occupazioni. Sto dedicando la mia vita a lui, io credo molto in Silvio Berlusconj (...) Mi sono innamorato di Berlusconi perché ho visto in lui quella naturalezza e genuinità della politica che non avevo visto in passato. È un grande stratega e un grande leader» («Libero», 29 luglio 2007).

«Oggi Cuffaro ha ripreso saldamente in mano il timone di una Sicilia che già è cresciuta così come i dati sul Pil e sulla disoccupazione ai minimi storici ci indicano. Dobbiamo anche riconoscere al governatore siciliano che è stato e continua ad essere l’unico garante dell’unità della coalizione, risultato questo che, in un sistema maggioritario, è garanzia di stabilità e quindi di quella risorsa fondamentale per lo sviluppo che è la governabilità di un territorio. Forza Italia sarà al suo fianco in questa nuova fase di governo della Regione per sostenere quella linea riformistica che è alla base del proprio credo politico» (dopo la condanna di Cuffaro a 5 anni per favoreggiamento, Agi, 19 gennaio 2008).

Travaglio vs Mafia a Che tempo che fa







venerdì 9 maggio 2008

La maledizione di Mastelkamen

Se in Libia sono molto preoccupati per il ritorno al governo di Calderoli, in Italia va tutto bene. Digerita tra le ovazioni l'ascesa alla seconda carica dello Stato di Renato Schifani, reduce da un'allegra vacanza con Totò Cuffaro a Capri, ci si prepara serenamente alla lista dei ministri del Berlusconi III. Per un pelo, non s'è fatto in tempo a nominare il prof. Marcelletti ministro della Salute: l'hanno arrestato prima. Era andata meglio al prof. Sirchia, prima ministro, poi condannato. La categoria indagati sarà comunque degnamente rappresentata. A parte il premier, imputato in 4 processi, ci sarà Raffaele Fitto: la Procura di Bari ha chiesto il suo rinvio a giudizio per corruzione, una stecca di 500 mila euro targata Angelucci. Dunque ieri, ricevendo una scolaresca e mettendola in guardia dai pericoli del comunismo, il Cainano ha comunicato ai pargoli che l'imputato Fitto sarà ministro degli Affari regionali: infatti i pm lo accusano proprio di affari regionali (quelli nelle cliniche convenzionate dalla Puglia). Un messaggio educativo. Maroni, condannato per aver picchiato alcuni poliziotti, azzannando il polpaccio a uno di essi, sarà ministro dell'Interno. E Matteoli, rinviato a giudizio per favoreggiamento, avrà le Infrastrutture: infatti gl'indagati che avrebbe favoreggiato erano molto attivi negli abusi edilizi all'Elba. Per la stessa logica meritocratica, Stefania Craxi sarà sottose­gretario agli Esteri al posto del fratello Bobo: entrambi esperti di esteri, Hammamet e dintorni. Resta vacante la Giustizia. Si era parlato di Pera, poi frettolosamen­te rimesso in naftalina; di Giulia Bongiorno, che ha preferito dedicarsi al delitto di Perugia, meno compromettente del gover­no Berlusconi; e di Claudio Scajola, avvantaggiato dall'aver trascorso, negli anni 80, ben tre mesi in galera (poi fu assolto). In fatto di edilizia carceraria avrebbe garantito una competenza supe­riore a quella del grossista di pesce nominato consulente da Castelli. Non se n'è fatto nulla. Poteva andar bene Elio Vito, per via del cugino Alfredo, pregiudicato per corruzione. Niente, andrà ai Rapporti col Parlamento. Resta Angiolino Alfano, che ha il merito di arrivare dalla Sicilia. Sottosegretario alla Giustizia dovrebbe essere l'avv. Giuseppe Consolo, An, condannato in primo grado e poi assolto per aver copiato monografie altrui. A proposito di via Arenula, circola una leggenda: quella secondo cui i ministri della Giustizia sarebbero perseguitati dai giudici. Parola di Mastella, il quale, uscito dal Parlamento, dispensa pareri da vecchia gloria, come Bergomi e Altafini. «I miei guai - giura - sono iniziati dal giorno in cui ho giurato». In realtà, quel giorno, iniziarono i guai del governo Prodi e degl'italiani perbene. Mastella lamenta che alcuni pm indagassero su di lui senza dirgli niente («può essere mai che un ministro non sappia nulla di quel che sta per capitare a lui e alla sua famiglia?»: ecco, dovevano avvertirlo in anticipo dei futuri arresti, magari per aiutare gl'indagati a inquinare le prove). A suo dire, «il ministero della Giustizia è una maledizione», come dimostrerebbero i guai capitati «ai miei predecessori, da Martelli a Castelli», perché «i magistrati hanno il desiderio di tenerti sotto controllo, insomma di condizionarti». In realtà i guai di Martelli non dipesero dal fatto che fosse Guardasigilli, ma dal fatto che prendesse le tangenti dalla Ferruzzi (Enimont), da Celli e da Calvi (Conto Protezione). I guai di Castelli, dalle consulenze regalate ai grossisti di pesce. I guai di Mastella, dai suoi rapporti con faccendieri alla Saladino e Bisignani e dai clientelismi in Ceppalonia. Nel frattempo furono ministri della Giustizia Flick, Fassino e Diliberto, senza alcun guaio: non violavano la legge. Ebbero guai, ma non con la giustizia, Conso, Biondi e Mancuso. Il primo perché firmò il decreto sulla depenalizzazione del finanziamento illecito dei partiti e Scalfaro lo bocciò perché incostituzionale. Il secondo perché abolì le manette per i ladri di Stato e i suoi alleati Bossi e Fini lo scaricarono. Il terzo perché perseguitava il pool di Milano e la sua maggioranza (centrosinistra più Lega) lo cacciò. Nella Prima Repubblica furono Guardasigilli personaggi come Vassalli e Martinazzoli: mai avuto guai. Forse perché non commettevano reati. Una razza fortunatamente estinta.
Marco Travaglio L’Unità (7 maggio 2008)

Statisti a confronto












MAFIA: una montagna di MERDA

Un italiano è in visita turistica al muro del pianto.
Ad un certo punto, udito un gran frastuono si gira di scatto e vede,
accasciato per terra, il cadavere di Silvio Berlusconi ucciso da una raffica
di mitra. Dopo averlo raccolto, pur riluttante, si dirige presso
l'ambasciata italiana per chiedere informazioni sui costi di trasporto della
salma del connazionale in Italia.
"Mille euro per tumularlo e seppellirlo in Isralele, diecimila euro per il
trasporto in Italia"
"Va bene" risponde il turista "Preparatemi i documenti per la pratica di
rientro in Italia"
"Ma come!!" replica l'addetto dell'ambasciata "Costa dieci volte tanto e
questo, lei, neanche lo conosce!!!!!!!!!!"
"Lo so, ma mi hanno raccontato che circa duemila anni fa da queste parti
uno è resuscitato... meglio non rischiare...."

Stornello per il 2008

2008 sotto le bombe
Mezza luna rischiara le tombe
Bush si difende: “Erano armati”
2008 bambini soldati

2008 false prove
Per dichiarare guerre nuove
Stelle e strisce sul sentiero
Della corsa all’oro nero

2008 coppie di fatto
Innamorate senza diritto
Sfogano in piazza l’incazzatura
Sono 28 per la questura

2008 preti casti
Tranne qualcuno che vuole sposarsi
Dice un prelato: “Lasciamoli fare
Però vietiamogli di divorziare”

2008 biglietti a Natale
Di andate e ritorno al proporzionale
“L’accordo è fatto!” esulta Veltroni
“Ho la parola di Berlusconi”

Il cavaliere ride di scherno
Mostra le firme contro il governo:
“8 milioni tondi tondi!”
Ma sono tutte di Sandro Bondi

2008 presagi del male
Nell’enciclica papale
2008 condanne alla scienza
Che dice il vero con troppa insistenza

“Non farà sconti il Padreterno
Tutti i cattivi andranno all’inferno!”
Pensa Mastella devoto al culto:
“Svuoterò gli inferni con un indulto”

2008 bamboccioni
Laureati alla Bocconi
Fanno volare Piazza Affari
2008 contratti precari

2008 prestiti a strozzo
E i commercianti pagano il pizzo
2008 operai in nero
Trovano un posto al cimitero

2008 bambine squillo
Battono il tempo sui tacchi s spillo
In poltrona a “Porta a Porta”
C’è una studentessa morta

2008 in balia delle onde
Emigrati tra le due sponde
Stesso destino dei nostri antenati
2008 morti affogati

2008 ballata triste
Per la gente che resiste
2008 ballata allegra
Per la gente che se ne frega

2008 per chi ne ha abbastanza
E per chi invece ha ancora speranza
Nel nuovo millennio già mal ridotto
Facci sognare 2008

Una valida metafora

Un giorno, un non vedente era seduto sul gradino di un marciapiede con un cappello ai suoi piedi e un pezzo di cartone con su scritto:
«Sono cieco, aiutatemi per favore»
Un pubblicitario che passava di lì si fermò e notò che vi erano solo alcuni centesimi nel cappello.
Si chinò e versò della moneta, poi, senza chiedere il permesso al cieco, prese il cartone, lo girò e vi scrisse sopra un'altra frase.
Al pomeriggio, il pubblicitario ripassò dal cieco e notò che il suo cappello era pieno di monete e di banconote.
Il non vedente riconobbe il passo dell'uomo e gli domandò se era stato lui che aveva scritto sul suo pezzo di cartone e soprattutto che cosa vi avesse
annotato.
Il pubblicitario rispose: "Nulla che non sia vero, ho solamente riscritto la tua frase in un altro modo". Sorrise e se ne andò.
Il non vedente non seppe mai che sul suo pezzo di cartone vi era scritto:
"Oggi è primavera e io non posso vederla".


Morale.
Cambia la tua strategia quando le cose non vanno molto bene e vedrai che poi andrà meglio.
Se non inoltri questa mail non ti capiterà nulla, ma inviala almeno a quelle persone che secondo te meritano di vedere la primavera e a tutti quelli che
tu vorresti vedere sempre sorridere, perché il loro sorriso renda migliore questo mondo.
Se un giorno ti verrà rimproverato che il tuo lavoro non è stato fatto con professionalità, rispondi che l'Arca di Noè è stata costruita da dilettanti e il Titanic da professionisti

Vi racconto una storia


Giovedì 23 marzo 1944 un partigiano di nome Rosario Bentivegna, partigiano dei GAP i Gruppi di Azione Patriottica, gira per Roma con un carretto di ferro, è vestito da spazzino, da netturbino, e nel carretto c’è l’immondizia, ma in mezzo all’immondizia ci sono 18 Kg di tritolo e uno zeppo di legno con attaccata una miccia di 50 cm, che se è fatta per bene brucerà in 50 secondi. Spinge sto carretto sui sampietrini di Roma e pensa pure: “Certo che Roma è tanto bella co sti sampietrini ma a spingne ‘n caretto co e rote de fero…” Sai dove arriva? Arriva a via Rasella dove sono appostati gli altri partigiani, ci arriva un po’ prima delle due perché per le due devono passare i tedeschi; ma alle 2 i tedeschi non passano, e non passano neanche alle 2 e mezzo, neanche alle 3 e alle 3 e mezzo, alle 4 meno un quarto, dopo quasi 2 ore di attesa, si decide che se i tedeschi non fossero passati alle 4 si doveva mandare a monte tutta l’azione; già Bentivegna, il partigiano, pensa a sto carretto con le ruote di ferro, a la fatica che avrebbe fatto per riportarlo indietro, al fatto che poi c’era la pena di morte se ti trovavano con un coltello in tasca o un paio di forbici, figurati con 18 Kg di tritolo e tanto di miccia. Ma qualche minuto prima delle 4 arrivano i tedeschi, marciano cantando una canzone che i tedesco significa “Salta ragazza mia”, è l’undicesimo reparto del Polizei Reigment Bothzen in fase d’addestramento a Roma, 160 soldati, 150, davanti c’è un gruppo d’avanguardia, in fondo, un somaro che trascina un carretto e sul carretto un fucile mitragliatore. Allora Bentivegna accende la miccia, si allontana lentamente, Calagapponi gli va dietro, gli copre le spalle con l’impermiabile e si infilano in un autobus. Mentre brucia la miccia, 50 cm, 50 secondi, un gruppo di ragazzini si mette a giocare proprio lì vicino all’esplosivo, così Pasquale Balsamo che è un altro partigiano, corre verso questi ragazzini, gli ruba il pallone, da un calcio al pallone che rotola giù per la discesa di via Rasella e un ragazzino si gira e dice: “Aoh, ah fio de na mignatta, ma che stai a fa?” poi vede che il pallone è arrivato e questi ragazzini corrono dietro al pallone, quelli si salveranno la vita, ma intanto il carretto esplode; nell’esplosione muoiono 32 tedeschi e un ragazzino italiano. Quando qualche ora dopo Adolf Hitler dalla Germania viene a sapere quello che è successo a Roma, in pieno centro, in pieno giorno, da ordine di uccidere 50 italiani per ogni soldato tedesco morto e il quartiere deve essere raso al suolo, questi sono gli ordini di Hitler; poi qualcuno dirà: “Vabbè 50 sono troppi, meglio 40…30…20…” io non so quello che si sono detto, ma so quello che poi hanno deciso; hanno deciso di uccidere 10 italinai per ogni soldato tedesco morto, i tedeschi sono 32, il conto è facile 320 persone da uccidere, 320 che però devono essere già stati condannati a morte per fare un esecuzione esemplare, per dare l’esempio davanti a tutti, per far vedere chi è che comanda a Roma, che sono i tedeschi. Ma 320 condannati a morte a Roma non ci sono; li vanno a contare, sono 3, e da 3 a 320 la strada è lunga. Questa strada lunga la percorrerà il capo dell’Aghestapo a Roma, Herbert Cappler, che decide che per arrivare prima, per sveltire la pratica conviene uccidere non quelli condannati a morte, ma quelli ipoteticamente condannabili, e nell’ipotesi condannabili per Cappler sono tutti (perfino Ettore Ronconi, questo faceva l’oste, era di Genzano, era appena arrivato a Roma con la botte di vino, pure lui ipoteticamente condannabile e pure lui per davvero il giorno dopo verrà ammazzato). Quel giorno è giovedì 23 marzo 1944.

Durante la notte tra il 23 e il 24, tra giovedì e venerdì muore un altro tedesco per conto suo in ospedale, uno che era stato ferito a via Rasella muore per conto suo in ospedale e Cappler senza che nessuno glielo comanda decide che per un fatto di giustizia matematica bisogna aggiungere al numero altri 10 italiani, poi si sbaglia ce ne mette 15. Totale 335.

Venerdì 24 marzo 1944, un gruppo di camion tedeschi, tanti camion, arrivano in periferia di Roma sulla via Ardeatina dove ci sono le vecchie cave abbandonate e fanno entrare a gruppi di 5 i 335 che sono sui camion.

Entrano a gruppi di 5 con le mani legate dietro la schiena, devono ricevere il colpo all’altezza della nuca con la testa leggermente reclinata in avanti in modo tale da morire subito, ma qualcuno non muore subito; durante l’esumazione uno verrà trovato con 4 fori nel cranio, per 39 di loro sarà impossibile recuperare la testa, che molto probabilmente è scoppiata con i gas d’esplosione all’interno della scatola cranica. Quel giorno lì è il 24 marzo 1944, la sera sono già state ammazzate 335 persone.

Sabato 25 marzo 1944, sui giornali viene stampato un articoletto, che non è proprio un articolo, più un’agenzia, infatti è firmato “Agenzia Stefani” e lì c’è scritto ciò che è successo nei due giorni precedenti, l’ultima frase recita: ”L’ordine è già stato eseguito.”. Già tutto fatto, tutto finito.

Da sabato 25 marzo 1944 a oggi molte cose sono cambiate:

Cappler è stato arrestato, processato, condannato, messo in galera, è scappato e morto in Germania. Inoltre è stato arrestato un altro tedesco, Erich Pripke, questo è stato arrestato in Sud-America, in Argentina, dove a Bariloce aveva aperto una salumeria; è stato arrestato e portato in Italia.

Mentre a Rosario Bentivegna, il partigiano, gli hanno dato la medaglia d’argento al valor militare e in tutti questi anni ha fatto il medico.

Ore se io fosso un bambino di 10 anni leggendo tutto questo mi chiederei:

“Ma com’è possibile che Rosario Bentivegna in tutti questi anni e ancora oggi da molti sia ritenuto il responsabile dell’eccidio nazista alle Fosse Ardeatine, lui che ha quasi dato la vita per combattere il fascismo??? Mentre invece per Erich Pripke circa qualche fa è stato persino stampato un francobollo…”