venerdì 9 maggio 2008

Vi racconto una storia


Giovedì 23 marzo 1944 un partigiano di nome Rosario Bentivegna, partigiano dei GAP i Gruppi di Azione Patriottica, gira per Roma con un carretto di ferro, è vestito da spazzino, da netturbino, e nel carretto c’è l’immondizia, ma in mezzo all’immondizia ci sono 18 Kg di tritolo e uno zeppo di legno con attaccata una miccia di 50 cm, che se è fatta per bene brucerà in 50 secondi. Spinge sto carretto sui sampietrini di Roma e pensa pure: “Certo che Roma è tanto bella co sti sampietrini ma a spingne ‘n caretto co e rote de fero…” Sai dove arriva? Arriva a via Rasella dove sono appostati gli altri partigiani, ci arriva un po’ prima delle due perché per le due devono passare i tedeschi; ma alle 2 i tedeschi non passano, e non passano neanche alle 2 e mezzo, neanche alle 3 e alle 3 e mezzo, alle 4 meno un quarto, dopo quasi 2 ore di attesa, si decide che se i tedeschi non fossero passati alle 4 si doveva mandare a monte tutta l’azione; già Bentivegna, il partigiano, pensa a sto carretto con le ruote di ferro, a la fatica che avrebbe fatto per riportarlo indietro, al fatto che poi c’era la pena di morte se ti trovavano con un coltello in tasca o un paio di forbici, figurati con 18 Kg di tritolo e tanto di miccia. Ma qualche minuto prima delle 4 arrivano i tedeschi, marciano cantando una canzone che i tedesco significa “Salta ragazza mia”, è l’undicesimo reparto del Polizei Reigment Bothzen in fase d’addestramento a Roma, 160 soldati, 150, davanti c’è un gruppo d’avanguardia, in fondo, un somaro che trascina un carretto e sul carretto un fucile mitragliatore. Allora Bentivegna accende la miccia, si allontana lentamente, Calagapponi gli va dietro, gli copre le spalle con l’impermiabile e si infilano in un autobus. Mentre brucia la miccia, 50 cm, 50 secondi, un gruppo di ragazzini si mette a giocare proprio lì vicino all’esplosivo, così Pasquale Balsamo che è un altro partigiano, corre verso questi ragazzini, gli ruba il pallone, da un calcio al pallone che rotola giù per la discesa di via Rasella e un ragazzino si gira e dice: “Aoh, ah fio de na mignatta, ma che stai a fa?” poi vede che il pallone è arrivato e questi ragazzini corrono dietro al pallone, quelli si salveranno la vita, ma intanto il carretto esplode; nell’esplosione muoiono 32 tedeschi e un ragazzino italiano. Quando qualche ora dopo Adolf Hitler dalla Germania viene a sapere quello che è successo a Roma, in pieno centro, in pieno giorno, da ordine di uccidere 50 italiani per ogni soldato tedesco morto e il quartiere deve essere raso al suolo, questi sono gli ordini di Hitler; poi qualcuno dirà: “Vabbè 50 sono troppi, meglio 40…30…20…” io non so quello che si sono detto, ma so quello che poi hanno deciso; hanno deciso di uccidere 10 italinai per ogni soldato tedesco morto, i tedeschi sono 32, il conto è facile 320 persone da uccidere, 320 che però devono essere già stati condannati a morte per fare un esecuzione esemplare, per dare l’esempio davanti a tutti, per far vedere chi è che comanda a Roma, che sono i tedeschi. Ma 320 condannati a morte a Roma non ci sono; li vanno a contare, sono 3, e da 3 a 320 la strada è lunga. Questa strada lunga la percorrerà il capo dell’Aghestapo a Roma, Herbert Cappler, che decide che per arrivare prima, per sveltire la pratica conviene uccidere non quelli condannati a morte, ma quelli ipoteticamente condannabili, e nell’ipotesi condannabili per Cappler sono tutti (perfino Ettore Ronconi, questo faceva l’oste, era di Genzano, era appena arrivato a Roma con la botte di vino, pure lui ipoteticamente condannabile e pure lui per davvero il giorno dopo verrà ammazzato). Quel giorno è giovedì 23 marzo 1944.

Durante la notte tra il 23 e il 24, tra giovedì e venerdì muore un altro tedesco per conto suo in ospedale, uno che era stato ferito a via Rasella muore per conto suo in ospedale e Cappler senza che nessuno glielo comanda decide che per un fatto di giustizia matematica bisogna aggiungere al numero altri 10 italiani, poi si sbaglia ce ne mette 15. Totale 335.

Venerdì 24 marzo 1944, un gruppo di camion tedeschi, tanti camion, arrivano in periferia di Roma sulla via Ardeatina dove ci sono le vecchie cave abbandonate e fanno entrare a gruppi di 5 i 335 che sono sui camion.

Entrano a gruppi di 5 con le mani legate dietro la schiena, devono ricevere il colpo all’altezza della nuca con la testa leggermente reclinata in avanti in modo tale da morire subito, ma qualcuno non muore subito; durante l’esumazione uno verrà trovato con 4 fori nel cranio, per 39 di loro sarà impossibile recuperare la testa, che molto probabilmente è scoppiata con i gas d’esplosione all’interno della scatola cranica. Quel giorno lì è il 24 marzo 1944, la sera sono già state ammazzate 335 persone.

Sabato 25 marzo 1944, sui giornali viene stampato un articoletto, che non è proprio un articolo, più un’agenzia, infatti è firmato “Agenzia Stefani” e lì c’è scritto ciò che è successo nei due giorni precedenti, l’ultima frase recita: ”L’ordine è già stato eseguito.”. Già tutto fatto, tutto finito.

Da sabato 25 marzo 1944 a oggi molte cose sono cambiate:

Cappler è stato arrestato, processato, condannato, messo in galera, è scappato e morto in Germania. Inoltre è stato arrestato un altro tedesco, Erich Pripke, questo è stato arrestato in Sud-America, in Argentina, dove a Bariloce aveva aperto una salumeria; è stato arrestato e portato in Italia.

Mentre a Rosario Bentivegna, il partigiano, gli hanno dato la medaglia d’argento al valor militare e in tutti questi anni ha fatto il medico.

Ore se io fosso un bambino di 10 anni leggendo tutto questo mi chiederei:

“Ma com’è possibile che Rosario Bentivegna in tutti questi anni e ancora oggi da molti sia ritenuto il responsabile dell’eccidio nazista alle Fosse Ardeatine, lui che ha quasi dato la vita per combattere il fascismo??? Mentre invece per Erich Pripke circa qualche fa è stato persino stampato un francobollo…”

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